E che sarà mai?

Eh, sì… aspettavo solo questo momento, in fondo. Quello in cui potessi esprimere appieno me stessa; contrapposizione allo stato puro. Tanto l’umore va giù, tanto le mie energie trovano nuove vie d’uscita. E’ sempre stato così. Contraria in tutto e per tutto.

E’ forse la prima volta che metto per iscritto qualcosa che, finalmente, tiro fuori con energie e stringendo i denti. Non ho mai avuto un carattere da prima della classe, mai un momento nel quale sentissi il bisogno di far vedere apertamente le mie capacità, come se, quello che tenevo custudito, fosse un qualcosa che appartenesse solo a me. Ma anche per difficoltà a espormi, a mettermi in in pista, o in gara. Quello che facevo esisteva perché lo sapevo io. E questo bastava.

Ho passato 7 anni della mia vita inseguendo quello che avrei voluto diventasse il mio futuro. Un ambiente difficile, quello delle parole, della comunicazione… dove non puoi mollare un attimo, dove devi esserci sempre perché in fondo non sei nessuno e qualcuno che ti rimpiazza lo si trova sempre. In molti momenti, soprattutto negli ultimi due anni, mi sono sentita in difficoltà. Ho pensato fosse il caso di mollare, lasciar perdere, ché le soddisfazioni erano minime rispetto all’impegno. Ho avuto momenti di pausa quest’anno. Ho pensato che dovevo cambiare del tutto me stessa, che avevo sbagliato tutto, che non c’era possibilità in questo campo, anche se mi piaceva.

Poi ho riflettuto; ho pensato che in fondo, me stessa, non l’avevo mai messa davvero alla prova.
E il momento duro che sto passando è stata l’ennesima prova della mia forza. Per la seconda volta nella vita. Così, adesso, posso finalmente essere contenta nel dire che sto seguendo collaborazioni che mi piacciono un sacco, una delle quali con contratto di due anni. E non bastandomi, sapendo che era questo il momento per combattere, sono scesa in campo: tre curriculum ho mandato nell’arco di due mesi e tutti e tre mi hanno risposto.

Al primo colloquio sono stata presa; poi ho riflettuto bene e mi son detta… questo lavoro non è qualificante per te. Stavo rischiando decidendo per il no, ma non m’è importato. Sapevo di valere di più.

Il secondo è stato per una grossa azienda che lavora on line con motori di ricerca. Serviva una persona per la redazione e prossima apertura di un network di testate di vario genere; sono andata a Milano, ho fatto il colloquio. Mi hanno risposto di aver preferito una persona che abitava già nella città, ma allo stesso tempo mi hanno offerto una collaborazione fissa.

Il terzo colloquio è stato il più duro. Tre step ho passato. E alla fine sono stata presa. E adesso mi occupo della comunicazione di un’associazione a livello nazionale.

Certo, sto litigando con il fax che non funziona, certo… anche con la stampante che non parte e poi oddio mi accorgo che non c’è la carta… certo, mi devo ricordare d’inserire la segreteria quando non ci sono e presentarmi come nuova tal dei tali dell’associazione dal tei tali. Certo, c’è l’assessore della città X che avrò chiamato al telefono almeno 1000 volte oggi sprofondando di vergogna chiedendogli continuamente di fissarmi la benedetta data del convegno ché devo far partire i comunicati.
Ma per il resto va benone. C’è anche un dolce bambino, figlio della collega, che girovaga nell’ufficio giocando coi vari pc lanciandomi ogni tanto palline da ping ping (ha capito subito che sono una giocherellona, sotto sotto… c’è poco da fare). Ma insomma… questi traumi si superano.

E poi torno a casa e c’è il giornale, gli articoli a cui pensare e il progetto cartografico da portare avanti. E altri due progetti in cantiere in attesa di mie risposte.

Forse, l’oroscopo sagittario, avrebbe dovuto avvertirmi che questo non era l’anno dell’amore ma quello del lavoro.

Comunque, la morale della favola è che sono brava. Ecco. E per la prima volta me lo dico, ché lo merito.

Luglio 3rd, 2008 strisciato da criscia | lavoro&progetti, personale | no comments

Yann

Che quest’uomo mi abbia totalmente conquistata non è una novità. Mi ha conquistata da almeno due anni, ormai. Ma Yann Tiersen, in certi momenti, diventa per me indispensabile. La sua musica parla. E dice esattamente tutto. Potessi comunicherei solo con le sue note, con il suo delicato modo di cambiare gli strumenti come se si rivolgesse a più persone.
Mai stata esperta di musica, io. Ma Yann credo che, attualmente, sia uno degli artisti contemporanei più completi. Guardate i video ché meritano.

Giugno 24th, 2008 strisciato da criscia | personale | no comments

Visioni di postappunti

Questo blog sta diventando il diario psicodrammatico di una donna sull’orlo di una crisi di semirisa. Sì, perché quando c’ho i periodi allucinanti, come questo, stranamente rasento la risata (anche se isterica). E’ che in fondo riesco a prendermi in giro bene. Per fortuna, ci aggiungo.

E poi c’è poco da dire. Il blog lo conosco. E’ più di un compagno ormai. Inutile fingere, ti rispecchia sempre. Anche se non scrivi ti rispecchia, ché i silenzi significano molto. Io, superata quella soglia, me ne infischio. Che star bene o star male ci si passa tutti. Mica si sceglie.

Detto questo mi faccio i miei buoni appunti:

Ho fatto due cazzate questa settimana. Una cazzatissima e una cazzatina, uno dei soliti criché. Il buffo è che la cazzatissima basta lasciarla alle spalle, la cazzatina rischio di portarmela dietro qualche anno se non la sbroglio subito. Penseremo anche a questo.
Allo stesso tempo ho fatto tre cose positive, di cui una eccellente, una buona e una di potenziale perfezione.
La bilancia, a questo punto, pende al positivo. Rallegriamoci finché si può.

Per il resto ho scoperto che la piattaforma netsons, in cui è ospitato il blog, comincia a dare segni di parkinson: c’è e non c’è. Trema. Forse ha paura che persone come me ci mettano le mani. E penseremo anche a questo.

I miei sono partiti per le agognate ferie. Ma le loro ferie durano un tempo non definibile. Si presuppone un mese, forse più. Mi dovrò occupare dello zoo e mi dovrò occupare di me stessa, ché quando son da sola divento la signora senzaorarichecribbiononhonienteinfrigo. E devo pensare a concentrarmi sulla bilancia positiva e non far cadere più in basso il braccetto del negativo. Mi devo sgridare da sola.

Ho passato gli ultimi 5 giorni senza mangiare. Mi era venuta un’allergia/ansia/preoccupazione non ben definita che mi ha chiuso la gola. Se inserivo qualcosa mi rimaneva bloccata. Avevo paura a buttar giù anche l’acqua. E così son passata dal prendere aspirine per il mal di testa perenne del periodo al prendermi gli antistaminici che mi ha dato il medico.
E continuo a fare sogni strani. Io che salvo qualcuno. Io che cerco sempre di aiutare qualcuno; ho guardato il libretto dei sogni che ho a casa, riguardo il significato. E non è confortante.

Come se non bastasse la gatta non sta bene. Vomita spessissimo. So che è il periodo ma conosco gli animali. Sta esagerando, in più mangia ma è sempre più magra. Ho paura a portarla dal veterinario. Temo quello che mi potrebbe dire. Spero che in pochi giorni le passi un po’ perché non è piacevole vederla così.

Fa caldo, lo so. Lo stanno dicendo tutti; ma ho l’aria condizionata e sto bene in casa. Temo l’idea di perdere i miei orari (che poi sono orari non orari. Avete capito, no?) e che abbiano bisogno di me per completare un lavoro (sia chiaro. Mi fa piacere e ne sono lusingata), ma mi sconvolgerò a chiudermi in ufficio con altre persone.

Vedremo.

Dal mondo di criscia questo è quanto. Passo e bevo una birra.

Giugno 23rd, 2008 strisciato da criscia | criscense, personale | no comments

Miglioramenti spropositati

Sono andata a riaprire un mio vecchio indirizzo e-mail bislacco che non aprivo da tempo, sicura di trovare soprattutto spam e tutti i resoconti/volantini/proposte/propagande politiche dei signorotti locali (è una mail dedicata appositamente per canalizzare questo, alla fine). E infatti ho trovato un centinaio di locandine e un centinaio di messaggi spam. Fra questi uno ha acceso la lampadina della mia curiosità (si tratta di quelle mail dove ti propongono un lavoro non ben definito). Solitamente sono scritte con un italiano da traduzione on line, stile Bubbler di Second Life (programma che traduce in varie lingue, ma è la parola a essere tradotta e non la frase o il concetto).

Insomma… bisogna ammettere che, rispetto ai miei ricordi, sono stati fatti passi da gigante, sebbene ci sia ancora da lavorare parecchio (il grassetto, of course, è mio):

 

Cari amici, (cominciamo male. Ma se non so chi sei come faccio a essere amico tuo?)
I nostri sondaggi hanno mostrato che l`98% (su su, ce la si può fare a scrivere esatto. Qui non serve l’apostrofo) delle persone della Sua occupazione non sono contente delle proprie paghe mensili e desiderano aumentarle.(se mi scrivi così sembra che il 98% delle persone non è contenta della mia occupazione. E sinceramente credo abbiano cose più importanti a cui pensare. Qui è proprio la sintassi che non va). Percio noi vorremmo offrirLe la possibilita di un lavoro a tempo libero (o è lavoro o è tempo libero. Decidiamoci) Per guadagnare 122-433 euro alla settimana Lei dovra spendere 3-4 ore la settimana.
Le occorrera (che non sai mettere gli accenti evito di dirtelo perché prima o poi imparerai. Non è difficile) un telefono di contatto (non è che si usi proprio dire un telefono di contatto, ma vabbè) preferibilmente cellulare, un computer ed una email. Se Lei legge queste righe, significa che Lei ha gia tutto per cominciare a lavorare (bene. ho l’ufficio)
Il reclutamento (azz… siete militari?) avverra fino a fine mese, per ora ci sono rimasti 52 posti vacanti nalla sua citta.
Lei dovra gestire la rimessa dai nostri clienti (ma che è esattamente la rimessa dai clienti? mi sfugge) Questo non e un lavoro difficile, richiede attenzione e precisione (ah… non posso gingilla’, insomma) Noi le offriremo la formazione e tutto il necessario per la collaborazione. Da parte Sua non sono richiesti investimenti (ah, bene! Ma ti ricordo, caro amico, che per lavorare non si paga, solitamente).
Chi siamo noi? Siamo un grosso intermediario internazionale (il nome? E intermediario de che?) Se Lei decide di diventare nostro collaboratore sotto forma di bonus aggiuntivo ricevera il 5% di sconto sull`acquisto di una automobile da noi (vendete pure automobili. Da voi dove?) e l`aiuto per l`espletamento delle formalita per il credito (che credito?) se ne necessita
Noi saremo felici di fornirle personalmente informazioni aggiuntive (ah, grazie. Mi conforta) Noi non utilizziamo programmi di risposta automatizzati ed ogni lettera la leggiamo e rispondiamo a mano (con l’aiuto di qualche programmino di traduzione su… ammettilo)
Per velocizzare la risposta (conosci un modo più veloce ancora?), per favore scriva al nostro email
Abbia l`accortezza (caro amico, mi stupisce di come non riesca a mettere gli accenti ma si prodiga a usare parole come “accortezza” o “espletamento”. Ne sono sinceramente felice) di scrivere i seguenti Suoi dati:
1. Nome
2. Eta
3. Nazione
Devo avvisarLa che la risposta potra seguire dopo qualche giorno per l`intasamento dei nostri server di posta (solitamente i server di posta non s’intasano), ma stia sicuro che la Sua lettera sara letta e otterra risposta.
Con impazienza aspetto la Sua risposta
Manager personale (ma di chi?)

Giugno 17th, 2008 strisciato da criscia | curiosità 2.0, personale | no comments

Ciao Maria Strofa

Maria Strofa aka Carlo Berselli non c’è più.
Ero a Milano e il messaggio di Remo mi lascia per qualche ora un po’ così. Stranita.
Carlo non lo conoscevo bene ma lo leggevo e lo seguivo senza commentare. Non lascio spesso commenti, io.
Ho avuto però la fortuna d’incontrarlo una volta, proprio nella città di Milano. Porto un ricordo caro di lui: il suo garbo e la sua pacatezza. Le persone così, assai rare, hanno su di me un effetto di serenità.
Tanto il suo blog era ironico e fuori dalle righe, tanto lui, come persona, appariva di una signorilità rara.

Abbraccio stretta Gaja, Lucio e Luca (non so se dimentico qualcuno). So che loro gli volevano molto bene.

E abbraccio forte la figlia di Carlo, Serena. Sei stata fortunata ad avere un padre così.

Giugno 11th, 2008 strisciato da criscia | personale | one comment

Personaggi

E’ domenica. Il ritorno dalla città in mezzo ai monti mi vede in attesa di un treno alla stazione. Prendo un caffè e un cornetto, mentre l’addetto delle ferrovie che poco prima mi ha fatto il biglietto, anche lui ora al bar, mi sorride. Rispondo gentilmente, e altrettanto gentilmente sposto lo sguardo. Non sono socievole. Direi più sociopatica, ultimamente. Mi fumo una sigaretta mentre ancora guardo quelle montagne e respiro l’aria. Si sta bene.
Salgo in treno e scelgo uno scompartimento; ci sono due uomini sulla quarantina. Uno sonnecchia, l’altro guarda fuori dal finestrino e quando mi vede entrare si preoccupa per bene di liberare il posto davanti il suo. Rigrazio gentilmente, e altrettanto gentilmente sposto subito lo sguardo e apro la mia copia della Repubblica. I due si conoscono. Quello sveglio, ogni tanto, quando vede l’altro muoversi, tenta un debole inizio di dialogo su cosa devono fare una volta arrivati. Ma l’amico ha sonno e risponde solo bofonchiando.
E così lo sveglio torna a fissare un po’ fuori dal finestrino e un po’ me che leggo.
Si sentono delle voci. Il capotreno si affaccia al nostro scompartimento e poi, rivolto al corridoio e facendo un gesto con la mano dice venga pure qui che c’è posto. Si avvicina timidamente un anziano signore con una grande valigia. Ci ringrazia e lo sveglio lo aiuta a mettere su il bagaglio.
Io continuo a tenere lo sguardo sulle pagine a inchiostro ma con la coda dell’occhio seguo tutto. E ascolto.

L’anziano ha voglia di parlare. Non è una novità, capita spesso. Direi nove volte su dieci in treno, in presenza di una persona anziana, si finisce sempre a parlare. Io rimango comunque sociopatica. Ma ascolto.
Il dormiente ormai è diventato semivivente. Ascolta qui e lì e sorride. Lo sveglio, invece, sembra aver trovato il compagno ideale con cui scambiare finalmente due parole. Sembravano entrambi in astinenza, lui e l’anziano.
Nel frattempo, a pagina undici del giornale, leggo un articolo assai simpatico sullo zoro della rete. Il Daje in voga nella blogosfera, imperversa.

L’anziano racconta del suo problema agli occhi. Ha avuto le cataratte. Sono 5 anni che non prende un treno e non aveva idea si dovesse timbrare. Comunque non se ne fa un problema dopotutto - dice - se non vedo non avrei potuto fare chissà che. E poi, sempre rivolto allo sveglio anche lei appena poco distante la vedo appena, sa…
Fa il fruttivendolo, la mattina si alza alle 3 e mezza per andare al mercato e prendere la frutta con la sua macchina. E lì lo sveglio sobbalza ma se non ci vede?. Io ridacchio sotto i baffi. Il semivivente pure. Eh, ma la strada la so a memoria sa… sono secoli che faccio quella strada. Vado sul sicuro. Ho solo paura quando mi dovranno rinnovare la patente - aggiunge l’anziano - perché se non lo faranno sarò costretto a mettere alla guida mia moglie. Ormai pesa un quintale. Le sue sorelle, che sono 5 in tutto, sono tutte più magre di lei. Lei invece prende almeno 4 chili in più ogni anno. L’altro giorno l’ho dovuta aiutare a infilarsi le calze - e continuando a ruota libera - s’immagini la scena. Io che non ci vedo e lei che non riesce a piegarsi.
Lo sveglio interviene timidamente effettivamente 4 chili all’anno son tantini.
Sì, e poi è permalosissima. Pensi che quando eravamo giovani
- racconta l’anziano - al momento d’imbarcarsi sul traghetto allo stretto di Messina con la macchina, il marinaio mi guarda e dice che siamo due più una macchina. Io intervengo dicendo no, siamo solo io e la macchina. Lui guarda mia moglie e mi chiede e lei? Be’, rispondo io, lei può farla anche a nuoto. Non mi ha parlato per una settimana. Non capisce le battute.

Continuo ad essere sociopatica con gli occhi sul giornale. Ma rido dentro di me.
Sono a Verona, devo cambiare treno.
Saluto e scendo.

Giugno 2nd, 2008 strisciato da criscia | personale | 2 comments

Appunti sparsi

Va bene che è un periodo difficile per me. Va bene che sto impiegando tutte le energie, le poche rimaste, per concentrarmi su me stessa e fare cose. Va bene che, nonostante la mia solita follia, riesca a rimanere lucida e dirmi “tutto passa, porta pazienza”. Va bene che si sono sommati parecchi impegni lavorativi che fortunatamente mi tengono la mente occupata e meno pensierosa. Va bene che prendere un trallafo mi rende sempre nervosa. Ci sta, lo metto in conto. E va anche bene, accetto tranquillamente di essere considerata permygurt da tutti quelli che mi conoscono. Non è periodo… quindi meglio non chiedere troppo a se stessi e fregarsene di quello che ti dicono.

Ho i tempi stretti. Devo imparare due programmi entro la prossima settimana, fare numerose ricerche per due progetti, preparare tre relazioni e scrivere quattro articoli su quattro argomenti differenti. Da palo in frasca (io sono sempre stata sia palo che frasca, nella vita).

Ho voglia di leggere, in questo periodo. E la cosa non aiuta. Ho speso 150 euro di libri la scorsa settimana e ieri, non contenta, ne ho comprati altri tre; scrivo, navigo in internet, mi metto le cuffie e ascolto musica, penso a come preparare le relazioni, leggo i manuali ché c’ho sti due programmi da imparare, ogni tot tempo faccio pausa e mi leggo qualche pagina di Harry Potter e lascio criscia in second life, seduta sulla sua spiaggetta; ogni tanto (a volte spesso) si accende la lucina in basso al pc. C’è qualcuno che la cerca… ché anche lì ci sono cose da fare e progetti da portare avanti.

Mi sono appena presa un’aspirina. Ne prendo troppe ultimamente. Mi sveglio la mattina più stanca di come vado a letto (fortunatamente, rispetto a qualche giorno fa, almeno per qualche ora riesco a chiudere gli occhi), e incavolata perché c’è quasi sempre lo stesso tema nei miei sogni. Sono stufa. Poterli resettare sarebbe l’ideale, scegliere di non ricordarli. Invece te lo fanno apposta… restano lì, lasciandoti addosso quella sensazione di verità non verità. Di rabbia o malinconia. Se il sogno t’insegue e ti fa male… aprire gli occhi fa fare un sospiro di sollievo, ma ti lascia comunque disorientata a lungo. Se invece è gioioso, e si trasforma in una situazione che vorresti realmente, ricordarlo porta solo malinconia. Ecco, vorrei solo essere meno sensibile, catalizzare meno le preoccupazioni, interiorizzare meno. Riposare e staccare la spina, ogni tanto. Ma non ci riesco.

Come se non bastasse ho una cosa che mi frulla per la testa da un po’. Positiva, a mio avviso. Ma difficile. E rischio di scombinarmi ulteriormente la vita a prenderla seriamente. La stravolgerei del tutto. Allo stesso tempo la desidero ardentemente.

Se in tutto questo la mia vicina di casa evitasse di mettermi su le canzoni di Laura Pausini ad alto volume, ne sarei felice.

Maggio 28th, 2008 strisciato da criscia | criscense, personale | no comments

Crescita metaforica

Il metaverso, nonostante sembri essersi allontanato -almeno in parte- dalle pagine dei giornali, continua a crescere. Dal mio primo ingresso, alla fine del 2006, di strada ne ha fatta tanta. Il ricordo di una land invasa di avatar dal corpo grigio (perché non caricati bene) o di continui crash è sempre più lontano. Così come la sensazione di camminare su un perenne spazio trasparente simile al cielo per la difficoltà di caricare anche il pavimento.
Certo, i numeri parlano chiaro ormai; la verità è che gli iscritti sono sì milioni, ma i veri residenti, chi davvero è on line, supera a malapena e raramente i 40.000. E fra questi c’è da considerare chi ha account multipli. Io stessa ho conosciuto avatar che ne avevano più di tre. Uno addirittura nove.
Second life è un percorso anche di apprendimento e sperimentazione. E già questo la dice lunga del perché, chi si iscrive entusiasta, spesso dopo qualche chattata o ballo in discoteca decide di abbandonare, non trovando poi tanto diversa una qualsiasi chat-room. Altri nemmeno ci arrivano a ballare, e mollano dopo aver litigato a lungo con un pannello non così intuitivo e in inglese.

Gli ingressi si sono gonfiati nel periodo del boom, quando i giornali misero in evidenza il numero di aziende che sempre più “entravano” e “investivano”. Lo sboom avvenne poco dopo quando, con incredulità, si resero conto che gli avatar non compravano vestiti virtuali firmati, e snobbavano le loro land invase di capannoni tali e quali a quelli reali. Investire senza conoscere, senza abitare lo spazio, è stato l’errore più grande, come lo è stato non comprendere cosa davvero offre questo mezzo e come saperlo utilizzare. O, ancora meglio, come portare innovazione o rinnovamento. Enrico Zinner, tempo fa, spiegava bene (anche in modo critico e scettico) il concetto di novità architettonica in SL.

La mia esperienza nella direzione di un giornale sul metaverso mi ha fatto capire una cosa fondamentale; è molto difficile trasportare informazioni al di fuori. Second life è uno spazio che va vissuto e non “letto”. Solo creando un feedback davvero partecipativo le iniziative prendono forma. Grazie al passaparola, grazie al coinvolgimento “personale” si prende davvero parte a quella che a tutti gli effetti è una crescita e una ricerca continua di sperimentazioni.
Ecco perché mostre, come quella di Paolo Bade (a mio avviso la migliore fatta in Second Life e che davvero sperimentava), non hanno avuto il riscontro che seriamente meritavano. E’ ancora troppo presto.
Second Life ha bisogno, adesso, di spazi aggregativi. Ha bisogno di trovare una strada comune per migliorarsi. Non basta quindi ritrovarsi in una discoteca alla sera e avere una posa settata bene per ballare e sentirsi fichi, a fare questo luogo, come non basta aver introdotto il voice e poter finalmente ascoltare il nostro amico senza utilizzare la fastidiosissima tastiera. Le discoteche si riempiranno e si svuoteranno ciclicamente, le voci resteranno voci. Ma chi davvero c’è, chi davvero “abita” Second Life, ha voglia di partecipare, non di essere spettatore.

Magari parleremo anche delle cose interessanti da fare :)

Nota: nella land The Office -qui lo slurl- di cui si parla anche nell’articolo di Enrico, troverete -se cercherete bene- un gioco davvero divertente; il Triptrapgame. Ma dovete essere un po’ di avatar.

Maggio 9th, 2008 strisciato da criscia | Second Life, curiosità 2.0 | no comments